La “vecchia scuola” ha ancora molto da insegnare.

Iniziamo a raccontare le vostre storie che abbiamo raccolto in questi mesi: il progetto SaveLancia è anche questo. Vuoi raccontarti anche tu? Condividere i tuoi ricordi? Scrivici: web@savelancia.it

Mi chiamo Matteo Vezzosi e sono nato il 4 dicembre del 1977 in un paesino della provincia toscana. Da piccolo i miei giocattoli preferiti erano tre modellini di auto: una Ligier di Formula 1 sponsorizzata Candy alla quale si potevano togliere i cerchi con un’apposita chiavetta, una Ferrari 512 BB con le ruote sterzanti già piuttosto vissuta (probabilmente l’eredità di un cugino più attempato) ed infine una Lancia Beta Montecarlo Turbo Gruppo 5 Silhouette con una psichedelica livrea nera ed arancione. Quest’ultima era radiocomandata e potentissima quasi quanto l’originale, ricordo ancora le sgommate sulla graniglia incerata del soggiorno ed i continui urti nei mobili e negli stinchi dei malcapitati parenti di turno che imprecavano nel rispetto della migliore tradizione toscana. Sarà certamente anche a causa di questi ricordi ancestrali se i marchi Ferrari e Lancia hanno sempre esercitato un fortissimo fascino sul sottoscritto (l’amore per la Ligier al contrario non è mai sbocciato con buona pace della scuderia transalpina). L’infatuazione per la Lancia raggiunge il suo apice nel corso degli anni ’80 sulla scia delle continue affermazioni nei rally ed in pista. Nell’89 una Delta 1300 diviene l’auto di famiglia e ci accompagna fedelmente fino agli anni 2000, è proprio al volante di questa piccola grande auto che imparo a guidare. Nel 2001 decido di rompere gli indugi e di acquistare, dilapidando i risparmi e andando contro la volontà dei genitori, una bellissima Lancia Fulvia coupé 1300 del 1975 di colore argento metallizzato con interni in panno rosso. Poiché l’appetito vien mangiando nel 2003 è la volta di un’altrettanto bella Lancia Beta coupé 2000 i.e. del 1981 di colore nero pastello. Quest’ultima sarà la mia auto da uso quotidiano per i successivi cinque anni e mi accompagnerà durante gli ultimi anni di studio ed i primi della professione passando per la laurea. Questo fino al 2008 quando avrò la sciagurata idea di venderla per acquistare un’auto più recente (una Fiat Barchetta, ma questa è un’altra storia). Vorrei qui spezzare una lancia a favore della Lancia Beta (perdonatemi il gioco di parole), perché se da un lato la Fulvia merita senza ombra di dubbio l’ottima reputazione di cui gode dall’altro la Beta è in assoluto una delle auto più sottovalutate della storia. Certo la timbrica del V stretto Fulvia è impareggiabile, tanto più se si considera che nella seconda serie fu abbinato ad un cambio ZF a marce invertite dagli innesti secchi e precisi. Al tempo stesso tuttavia il bialbero Lampredi della Beta è probabilmente il propulsore più vittorioso della storia dell’auto nelle sue varie declinazioni, dal funzionamento fluido e rotondo, adatto sia all’uso turistico che sportivo, senza contare che l’architettura della Beta col motore trasversale e le quattro ruote a sospensioni indipendenti ha fatto scuola e non solo in Italia. La sua ottima tenuta di strada ti perdona tutto, contrariamente alla Fulvia con la quale non ci può permettere di sbagliare ad impostare una curva a velocità sostenuta, questo causa del suo comportamento spiccatamente sottosterzante dovuto al motore a sbalzo sull’asse anteriore ed alla coda resa ballerina dal ponte rigido con balestre che si alleggerisce repentinamente se si frena a metà curva innescando repentini sovrasterzi, piuttosto difficili da gestire a meno di non avere il manico di un Munari. Detto ciò le ho amate e le amo tutt’ora entrambe ma non tollero chi si professa “lancista” facendo odiose distinzioni tra Lancia di serie A e B. La Beta fu un progetto interamente gestito all’interno della Lancia che conservò l’indipendenza societaria per tutti gli anni ’70 nonostante fin dal ’69 la proprietà della casa fosse stata rilevata dalla Fiat. Anche stilisticamente Fulvia e Beta coupé ebbero lo stesso padre, Piero Castagnero.
Seguirà una triste e fortunatamente breve parentesi della mia vita in cui non ho posseduto nessuna auto storica. Nel 2011 rinsavisco e decido di riacquistare una Lancia Beta coupé. Stavolta è una delle prime dall’aspetto tipicamente anni ’70, una 1600 del 1976 di colore “Marrone Parioli” con interni in panno giallo. Nel 2014 decido di farmi un ulteriore regalo e di “riappropriarmi” di uno dei miei primi amori, il ricordo di quella livrea psichedelica nera ed arancione non si era mai affievolito nel corso dei decenni, tuttavia non avrei mai pensato di riuscire a scovare una Beta Montecarlo ad un prezzo tanto conveniente. Certo non era perfetta, ma sentivo che era giunto il momento di gettare il cuore oltre l’ostacolo, adesso o mai più! Così grazie alla generosa collaborazione di un amico munito di un carrello corro a Roma a prendermi l’auto che aspettavo da anni, il caso volle che fosse stata immatricolata il giorno del mio compleanno ma con due anni esatti di anticipo, il 4 dicembre del 1975, un altro segno del destino che non può essere ignorato! Da allora sono stati fatti molti lavori e migliorie ma nonostante ciò non è ancora perfetta, probabilmente non lo sarà mai ed io la amo anche per questo. Quando la guido è gratificante pensare che da questa piccola auto a motore centrale fu derivata la Silhouette Turbo gruppo 5, che le suonò a giganti dell’automobilismo sportivo come Porsche, e la Rally 037, che a sua volta le suonò all’Audi Quattro e fu l’ultima trazione posteriore ad aggiudicarsi un mondiale rally. E’ quella sensazione che avevo durante le prime guide al volante della Delta 1300 di famiglia, è una bella sensazione sapere di possedere un frammento di un mito, una sensazione che voglio continuare a provare e che in questi tempi di “negazionismo storico” di una certa “dirigenza” Fiat diventa quasi un imperativo morale al quale non ci si può sottrarre. Se chi di dovere non si ricorda o non si vuol ricordare cosa è stata e cosa è Lancia dovranno farlo i lancisti al posto loro.
Utilizzo prevalentemente le mie due coupé Lancia per fare piccoli viaggi in giro per Toscana e per partecipare ai raduni, non le muovo mai quando piove nonostante la fama della Lancia sia dovuta principalmente alle affermazioni nei rally dove maltempo e fondi stradali pessimi erano condizioni ricorrenti. La gente spesso mi ferma e mi chiede informazioni sulle auto guardandole con un malcelato sorriso sulle labbra, magari perché le hanno possedute in passato oppure semplicemente perché le associano ad un periodo felice della loro vita, quando le auto sportive erano anche belle da vedere oltre che da guidare e ci si poteva divertire perfino con appena 100 cavalli di potenza grazie ad un peso contenuto, ad un baricentro basso, ad un buon connubio tra telaio e sospensioni ed a nient’altro. Oggi potenze un giorno appannaggio di auto supersportive e scorbutiche vengono gestite grazie all’elettronica, baricentri da furgone compensati grazie a pneumatici ultraribassati e larghissimi… ma il risultato estetico è spesso discutibile e l’esperienza di guida quasi mai è all’altezza delle aspettative. Credo che la “vecchia scuola” abbia ancora molto da insegnare.
Grazie Matteo per aver condiviso la tua storia.
Articolo precedente
Lambda, il capolavoro di Vincenzo Lancia
Articolo successivo
Lancia & Mille Miglia. Attacco al potere

Related Posts

Sandro Munari la leggenda

commentNessun commento
SERATA DI CELEBRAZIONE SANDRO MUNARI 9 GIUGNO 2017 Per i quarant’anni dalla vittoria di Sandro Munari della Coppia FIA Piloti, il Museo dell’Automobile Bonfanti VIMAR ha organizzato una serata rievocativa in onore del grande pilota veneto. Venerdì 9 giugno 2017,…

La furia del Drago

commentNessun commento
Riproponiamo un’intervista apparsa sul Magazine Grace qualche anno fa, ma sempre attualissima viste le recenti dichiarazioni rilasciate da Sandro Munari ai microfoni di SaveLancia. Buona Lettura. Dici Sandro Munari e pensi ai rally che furono. A tutte le imprese di…

2 Commenti. Nuovo commento

  • Avatar
    Davide Cantelli
    15 Aprile 2017 0:35

    Grande Matteo. Io ho una Lancia Beta e ti assicuro che sono orgogliosissimo! Forza Lancia e abbasso Marchionne e la gente come lui che sta distruggendo l’Italia

    Rispondi
  • Avatar
    Roberto Maimone
    3 Maggio 2017 11:29

    Seguitemi su Viva Lancia Forum sezione Fulvia , seguire alle parole ed hai sogni dei fatti i proponimenti sono semplici Repliche di Lancia Fulvia Rallye S NUOVE non rattoppate di stucchi e gonfie di strati di vernice ma Nuove Nuove Maimone.

    Rispondi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Compila questo campo
Compila questo campo
Inserire un indirizzo email valido.