Walter Bonatti, la Fulvia, la Flavia a Capo Nord per una missione…polare

Ripercorriamo attraverso il racconto del compianto Walter Bonatti un’impresa incredibile. Bonatti fu infatti uno degli intrepidi (insieme a Cesare Fiorio, Mario Allegri, Giovanni Torassi, Carlo Pozzi e Floriano Bianchi) che nel 1966 portò una Lancia Fulvia ed una Flavia in pieno inverno a Capo Nord in Norvegia per festeggiare i 60 anni di attività della Lancia.

“Ci rendevamo perfettamente conto che tutti gli occhi dello Stato Maggiore della Lancia erano puntati su di noi e l’impegno che ci eravamo presi di piantare a Capo Nord lo stendardo della Fabbrica, che simboleggia il raggiungimento di sessanta trionfali anni di lavoro, ora ci gravava con un certo peso sulle spalle.

La Fulvia e la Flavia – procedendo una dietro l’altra – non riuscivano a coprire più di duecento o trecento metri alla volta senza sprofondare completamente in insidiosissime buche colme di neve farinosa; bisognava allora sollevare le vetture di peso e rimetterle sulla crosta di ghiaccio solida. Pensate che queste manovre erano compiute mentre la temperatura scendeva rapidamente arrivando, nei momenti peggiori, a -45°, con un vento la cui forza era tale da scaraventare un uomo a terra.

La visibilità non oltrepassò mai i tre-quattro metri e fu una vera fortuna se la Flavia guidata da Allegri, che in quel momento si trovava in testa, non precipitò da uno strapiombo altro trecentocinquanta metri dopo essere letteralmente ruzzolata da un costone improvvisamente apertosi sotto le ruote. Credetemi: ancora oggi non riesco a capacitarmi di come uomini e macchine abbiano potuto superare tali e tante difficoltà, durante ben diciotto ore, senza un attimo di respiro.

Finalmente Capo Nord fu a portata di mano e vi giungemmo la sera del 17 dicembre, stanchi ma felici. Piantammo le nostre tende proprio sotto il cippo che ricorda che << qui finisce l’Europa >> e trascorremmo alcune ore di riposo in attesa di compiere la cerimonia per la quale eravamo giunti si quassù: la posa del gagliardetto del sessantennio di lavoro di Lancia.

Giungemmo ad Honnengsväg, fra l’incredulità dei norvegesi che non volevano ancora credere alla riuscita della nostra impresa; finalmente si convinsero che questi sei italiani, questi sei uomini venuti dal sud e in ben altre faccende affaccendati, erano riusciti in un’impresa che non aveva precedenti e che ben difficilmente potrà essere ripetuta. Fu allora un trionfo per noi e ci fu persino chi si offrì di acquistare, seduta stante, le nostre due meravigliose vetture.”

Credit video Istituto Luce.

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2 Commenti. Nuovo commento

  • GRAZIE PER AVER PUBLICATO QUESTO FILMATO STORICO! HO SEMPRE SENTITO RACCONTARE DI QUESTA INCREDIBILE IMPRESA DA MIO SUOCERO CHE ERA LI’ PER LE RIPRESE. CHE EMOZIONE … GLI HO GIRATO IL LINK …

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  • Qualche tempo prima, nell’ Ottobre del 1963, il Prof. Antonio Fessia fresco responsabile della Direzione Tecnica Lancia, aveva presentato al Salone di Torino la Fulvia , in sostituzione dell’anziana Appia III serie, vettura dall’impostazione tecnica ormai datata. Apparve prima la Fulvia normale poi la 2C, quindi la GT, infine l’ultima, la 2° serie, naturalmente tutte a trazione anteriore. In famiglia piacquero tutte, ne seguimmo le evoluzioni acquistandole poi in successione, una dopo l’altra. Colore:bianco saratoga , uguale per tutte. Particolare e tanto gradevole il sibilo metallico emesso da motore, valvole e dai collettori , tutto in alluminio. La musica di quel suono melodioso mi risuona ancor oggi nelle orecchie! Vettura silenziosa, di classe ben accessoriata, interni e selleria in panno di lana di qualità, plancia con strumenti in bella evidenza e cambio al volante, che nell’ultima serie si spostò al pavimento. La tenuta di strada ? Molto buona, quella tipica della trazione anteriore, come del resto le tante vittorie nei rally in versione coupé, Montecarlo incluso, ben presto dimostrarono. Papà ne era entusiasta. Quali gli episodi più importanti di quella fine anni ‘60? Soprattutto il mio matrimonio a Stradella nell’Oltrepò pavese, il 27 Dicembre 1969, in una giornata di nebbia fitta, di densa galaverna e di temperature abbondantemente sotto zero. I poveri invitati quella mattina, passati dal tepore della Liguria all’atmosfera grigia e gelida della pianura padana, apparivano vitrei, come il colore predominante tutt’attorno. Io stesso guidai la Fulvia, naturalmente bianca e vitrea pure lei, fino alla cerimonia e poi alla Dogana, la tipica locanda posta sulla SSP Emilia-Est. (Scheda tecnica : motore 4 cilindri a V stretto, cilindrata 1,1 litri e poi 1,3 , basamento e testata in alluminio su telaio ausiliario, valvole in testa inclinate con DOHCS, con 60 HP diventati poi 90. Trazione anteriore, sospensioni a quadrilateri davanti con ponte rigido più balestre dietro, cambio a 4 marce e 4 freni a disco – Da 4Ruote Ed.Domus).

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