Uomini Lancia. Il libro.

Può la storia diventare romanzo ?
La risposta positiva è sin troppo facile.
La letteratura ha offerto innumerevoli esempi di autori che, partendo dalla storia, hanno dato vita ai suoi personaggi. Sono entrati, con la fantasia, nei pensieri dei loro eroi, nelle loro azioni, hanno rievocato gli eventi cercando di “incarnarsi” in chi li ha vissuti e ne ha tratto gioia, o dolore, o fortuna o disgrazia.
Grazie a questi autori la storia è divenuta viva anche per il lettore.
Un’avventura cui appassionarsi: da leggere ma anche da interpretare e da ripercorrere dal di dentro.
Ma è pur vero che, in questi casi, occorre anche che la storia stessa sia veramente ispiratrice; offra spunti concreti per scatenare la fantasia; sia anch’essa, a modo suo, “romanzo”. Al punto che può persino capitare che la realtà superi la fantasia.
E’ quello che è successo nel caso di Lorenzo Calvani, che torna a pubblicare il suo “UOMINILANCIA”.

Cos’è “Uominilancia”?
E’, prima di tutto, un “romanzo”. Un romanzo che racconta di persone. Le “incarna” e le segue, passo per passo, nella loro storia. Una storia che, però, queste persone non hanno solo percorso. Perché questi uomini la storia l’hanno anche fatta, creata in prima persona.
Una storia che, in alcuni momenti, è stata persino più appassionante e incredibile di un romanzo.
Attraverso episodi di particolare intensità – talmente avventurosi da sembrare frutto della fantasia più sfrenata, ed invece tutti assolutamente VERI, e ricostruiti in maniera filologicamente impeccabile sulla base di documenti raccolti e studiati con assoluto rigore – Lorenzo ripercorre la storia della Lancia lungo quaranta anni, che vanno dall’ingresso in Lancia dell’ Ing. Francesco De Virgilio alla tragica scomparsa di Henri Toivonen. Ma non lo fa da mero documentarista. Lo fa da vero appassionato, delle SUE e delle NOSTRE automobili. E quindi lo fa in forma di “romanzo”, per trasmettere ai lettori non solo e non tanto la sua (pur notevole) conoscenza della storia della Lancia. Ma soprattutto la magica emozione che la Lancia suscita. Dando voce e vita agli uomini. A quegli Uomini-Lancia che questa emozione hanno creato, portandola fino al mito.
Chi non conosce la storia della Lancia, leggendo questo libro avrà qualcosa da apprendere, ma soprattutto si stupirà di come questa storia sia stata una vera epopea. Chi conosce la storia della Lancia ritroverà in questo libro, riletti e rivisitati, fatti già conosciuti, ma narrati in modo tale da non riuscire più a staccarsi dalle pagine: la trepida attesa di una vittoria cercata, l’interminabile notte di una “24 ore”, strategie e sotterfugi per salvare una passione.
Un amore per la Lancia senza confini.
“Uominilancia” è prodotto e pubblicato in proprio da Lorenzo.
Il libro può essere acquistato solo presso l’autore, prenotandolo con una mail all’indirizzo: avv.lorenzocalvani@gmail.com.
Buona lettura a tutti.
 
Dario Di Bello
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1 Commento. Nuovo commento

  • Anche papà amava raccontare la storia della Lancia, non solo perché il secondo produttore italiano di auto del tempo era di Borgo San Paolo a Torino , ma perché condivideva la dottrina di Musù Censin , il fondatore : ”Il lancista doc oltre a finiture di qualità, vuole anche una meccanica raffinata e d’avanguardia”. Così era da sempre : finito il secondo conflitto mondiale, Gianni Lancia al timone dell’azienda da poco tempo, può alfine dare sfogo alla sua ben nota passione per le corse. L’obiettivo prefissato era realizzare una vettura con cui prendere parte al campionato mondiale sport, che sarebbe incominciato nel ’53. Una squadra di progettisti si mise all’opera, sotto la guida di Vittorio Jano per costruire e sviluppare la macchina : Ettore Zaccone Mina per il motore, Francesco Faleo per l’autotelaio, Luigi Bosco per la trasmissione. La vettura denominata D20 come il progetto, da molti venne impropriamente chiamata Aurelia 2900. Già l’anno prima, alla Carrera Panamericana, la massacrante corsa per vetture di serie, prendono parte tre coupè B20 Competizione con il tetto abbassato, i vetri laterali in plexiglas , le parti mobili in alluminio , senza gli antinebbia, dotate del compressore Roots . Risultato : ben 150 HP e velocità sui 215 km orari , che Umberto Maglioli e Franco Bornigia piazzano al 4º posto assoluto. Al campionato mondiale sport del 1953, partecipa con la D23 e l’anno seguente con la D24 ottenendo ottimi risultati, tra cui le vittorie alla Targa Florio e Mille Miglia. La D24 è tra le più belle vetture da corsa, dalla linea slanciata e armoniosa dovuta alla matita di Pininfarina. E’più lunga , più larga della precedente e il sensibile abbassamento della linea di cintura le conferisce un aspetto più piacevole e sportivo. Dopo la vittoria alla Carrera Panamericana del novembre 1953 modificherà la denominazione in D24 Carrera.
    (Scheda tecnica D20-D23-D24 : motore 6 Vu a 60° di cc. 2.962 divenuto cc. 3.284 litri , due DOHCS per bancata, albero motore su cuscinetti Vanderwell , due candele per cilindro. Alimentazione a tre Weber d.c. e potenza massima di 220 poi 270 HP a circa 6200 g/’ propulsore (frizione, cambio e differenziali) dietro, sospensioni davanti a quadrilateri dietro con il ponte DeDion e balestre trasversali , freni sovradimensionati.)
    (Dati da : L.Morello – Lancia una storia di innovazione e tecnologia nell’auto)

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