Fix It Again….Sergio

Il gruppo FCA ha alla fine patteggiato con la National Highway Traffic Safety Administration, l’ente americano che si occupa della sicurezza, impegnandosi a versare 90 milioni di dollari e investirne successivi 20 milioni in “azioni migliorative a beneficio del settore e dei consumatori”. E non finisce qui: il gruppo guidato da mister maglioncino potrebbe dover pagarne altri 15 se tale accordo non sarà rispettato. Una bella batosta per lo sbandierato livello qualitativo dei prodotti FCA giunto proprio dagli Stati Uniti, terra a cui Marchionne ed Elkann hanno affidato le loro fortune e il loro destino. marchionne-triste-156016A tutti gli effetti si tratta di un patteggiamento, visto che FCA ha ammesso di non aver tempestivamente fornito un rimedio efficace in tre specifiche campagne di richiamo e di non aver adempiuto a vari obblighi di informazione cui era soggetta in base alla legge Usa. Un osservatore indipendente dovrà monitorare per tre anni il rispetto delle disposizioni indicate dalla NHTSA. Inoltre Fiat Chrsyler ha deciso di avviare il richiamo volontario di circa 1,4 milioni di veicoli statunitensi equipaggiata con un tipo di radio che potrebbe rendere l’auto vulnerabile alla manipolazione da remoto. Una bella batosta di immagine per Mr Maglioncino che dovrà certo trattenere l’entusiasmo dei giornalisti friendly-FCA,  tutti chini a sottolineare i nuovi standard qualitativi raggiunti dal gruppo ex-Fiat. E sempre in orbita Fiat piove la notizia che la Exor, la finanziaria degli Agnelli, sta trattando con Pearson per rilevare una parte del pacchetto del 50 per cento dell’Economist che il magnate ha deciso di mettere in vendita dopo aver ceduto nei giorni scorsi la proprietà del Financial Times. Secondo l’agenzia Reuters, la quota di acquisto potrebbe valere oltre 300 milioni di sterline (circa 420 milioni di euro). Sicuramente in un’economia di libero mercato non possiamo certo scoraggiare né impedire che il virgulto rampollo di casa Agnelli, John Elkann, possa proseguire nel suo shopping internazionale di case editrici, ma una domanda sorge spontanea  (e una risposta a noi italiani dovrebbe pure giungere per rispetto di quel legame che unisce quel che resta della Fiat al nostro paese). C’è stato detto che Lancia è stata condannata a morte per mancanza di denaro liquido necessario a finanziare nuovi modelli, e potremmo pure starci: allo stesso tempo però si spendono circa 500 milioni di euro per acquisire parte di un prestigioso settimanale economico britannico. Solo per fornirvi un margine di confronto,  l’investimento per la realizzazione dell’ultimo modello Lancia prodotto in Italia, la Delta III è costato circa 300 milioni. In pratica si preferisce, come legittimo, far finanza a scapito dell’investimento per il rilancio del marchio Lancia che proprio il prossimo anno festeggerà 110 anni con una cerimonia che più che una festa sarà un vero e proprio funerale senza banda. Ma queste conclusioni, e forse alcuni, ai giornalisti italiani non interessano  vista la supina reverenza nell’accettare tutti i comunicati stampa FCA come veline da copiare e incollare sulle proprie bozze. Perché si sa…teniamo famiglia e al diavolo che una storia di eccellenza come quella di Lancia vada a farsi benedire, tutto quello che fa Marchionne è bello e giusto anche se poi ci si sveglia con la patata bollente di dover, purtroppo, dare  una notizia relativa ad una batosta sulla qualità dei veicoli prodotti. PS Abbiamo cercato questa notizia nel sito de La Stampa ma invano. Ci sarà un perché?    La Redazione di SaveLancia
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Il gruppo FCA ha alla fine patteggiato con la National Highway Traffic Safety Administration, l’ente americano che si occupa della sicurezza, impegnandosi a versare 90 milioni di dollari e investirne successivi 20 milioni in “azioni migliorative a beneficio del settore e dei consumatori”. E non finisce qui: il gruppo guidato da mister maglioncino potrebbe dover pagarne altri 15 se tale accordo non sarà rispettato. Una bella batosta per lo sbandierato livello qualitativo dei prodotti FCA giunto proprio dagli Stati Uniti, terra a cui Marchionne ed Elkann hanno affidato le loro fortune e il loro destino. marchionne-triste-156016A tutti gli effetti si tratta di un patteggiamento, visto che FCA ha ammesso di non aver tempestivamente fornito un rimedio efficace in tre specifiche campagne di richiamo e di non aver adempiuto a vari obblighi di informazione cui era soggetta in base alla legge Usa. Un osservatore indipendente dovrà monitorare per tre anni il rispetto delle disposizioni indicate dalla NHTSA. Inoltre Fiat Chrsyler ha deciso di avviare il richiamo volontario di circa 1,4 milioni di veicoli statunitensi equipaggiata con un tipo di radio che potrebbe rendere l’auto vulnerabile alla manipolazione da remoto. Una bella batosta di immagine per Mr Maglioncino che dovrà certo trattenere l’entusiasmo dei giornalisti friendly-FCA,  tutti chini a sottolineare i nuovi standard qualitativi raggiunti dal gruppo ex-Fiat. E sempre in orbita Fiat piove la notizia che la Exor, la finanziaria degli Agnelli, sta trattando con Pearson per rilevare una parte del pacchetto del 50 per cento dell’Economist che il magnate ha deciso di mettere in vendita dopo aver ceduto nei giorni scorsi la proprietà del Financial Times. Secondo l’agenzia Reuters, la quota di acquisto potrebbe valere oltre 300 milioni di sterline (circa 420 milioni di euro). Sicuramente in un’economia di libero mercato non possiamo certo scoraggiare né impedire che il virgulto rampollo di casa Agnelli, John Elkann, possa proseguire nel suo shopping internazionale di case editrici, ma una domanda sorge spontanea  (e una risposta a noi italiani dovrebbe pure giungere per rispetto di quel legame che unisce quel che resta della Fiat al nostro paese). C’è stato detto che Lancia è stata condannata a morte per mancanza di denaro liquido necessario a finanziare nuovi modelli, e potremmo pure starci: allo stesso tempo però si spendono circa 500 milioni di euro per acquisire parte di un prestigioso settimanale economico britannico. Solo per fornirvi un margine di confronto,  l’investimento per la realizzazione dell’ultimo modello Lancia prodotto in Italia, la Delta III è costato circa 300 milioni. In pratica si preferisce, come legittimo, far finanza a scapito dell’investimento per il rilancio del marchio Lancia che proprio il prossimo anno festeggerà 110 anni con una cerimonia che più che una festa sarà un vero e proprio funerale senza banda. Ma queste conclusioni, e forse alcuni, ai giornalisti italiani non interessano  vista la supina reverenza nell’accettare tutti i comunicati stampa FCA come veline da copiare e incollare sulle proprie bozze. Perché si sa…teniamo famiglia e al diavolo che una storia di eccellenza come quella di Lancia vada a farsi benedire, tutto quello che fa Marchionne è bello e giusto anche se poi ci si sveglia con la patata bollente di dover, purtroppo, dare  una notizia relativa ad una batosta sulla qualità dei veicoli prodotti. PS Abbiamo cercato questa notizia nel sito de La Stampa ma invano. Ci sarà un perché?    La Redazione di SaveLancia
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