Augusta

Motore

Tipo: 88

  • MOTORE: 1195,58 cm³
  • Anno: 1933 – 1936
  • Velocità Max: 102 km/h

Nei primi mesi del 1930 nell’effetto profondo che la crisi azionaria di Wall Street sta dando sul mondo intero e sulle sue abitudini, all’ufficio tecnico Lancia iniziano gli studi, secondo una impostazione generale che sarà del tutto nuova ed innovativa rispetto alle Lancia prodotte sino a quell’epoca. Il mercato estero si intuisce che si chiuderà con sempre più fitte barriere doganali (fine del liberismo economico degli anni venti) ed il nuovo prodotto è destinato alle limitate risorse del mercato interno nazionale. Quindi una vettura che deve garantire gli altissimi standard della abituale “Clientela Lancia“, ma con costi estremamente più bassi sia d’acquisto che di mantenimento ed utilizzo. Si richiedono le stesse prestazioni in termini di comfort e velocità/accelerazione, in termini di abitabilità, ma a costi estremamente più bassi.

Un bel rebus da risolvere, che viene affrontato nel modo più radicale che si può: con un progetto rivoluzionario “la prima berlina(o vettura chiusa) a scocca portante costruita al mondo”. E questo segna anche il ritorno alla struttura portante facendo dell’Augusta la vera erede della Lambda “torpedo”, sebbene per un mercato diverso e con dimensioni diverse.

Forse se non ci fosse stata la “Grande Crisi” l’Augusta sarebbe stata più grande sia di misure che di cilindrata, qualcosa che si avvicinava alle dimensioni e cilindrata dell’Artena (vicina a quelli che sono sempre stati gli elementi dell’”archetipo” ideale d’automobile secondo Vincenzo Lancia e cioè circa 2 litri di cilindrata, 5 posti comodi, circa 4,5 metri di lunghezza per un peso sotto la tonnellata, cioè le prime serie Lambda), ma le nuove condizioni economiche non lo consentivano più. La scocca portante era stata abbandonata dopo il progetto Lambda che comunque continuava ad evolversi di serie in serie crescendo di cilindrata e dimensioni. La Dilambda (del 1930) progetto irrealizzato di vettura per il mercato U.S.A. e le successive più piccole ed europee Artena ed Astura (del 1932), e soprattutto meno costose per la Lancia in termini di industrializzazione della produzione, erano state sicuramente un passo indietro rispetto alla Lambda, quanto a innovazione ed anticonformismo “tecnologico”.

Aprilia
Artena