Enrico Fumia commenta il Lancia design day

Enrico Fumia, designer italiano e autore, tra le altre, del design di Lancia Y del 1996 e dell’Alfa Romeo 164, ha commentato il recente Lancia Design Day. Un punto di vista critico su cui riflettere.

di Enrico Fumia
Invitato a dire la mia sul recente Lancia Design Day, in questi giorni mi ero limitato ad aggiungermi ai tanti commenti accennando alla vacua miseria del “nuovo” logo e della forma ‘Pu+Ra’… nullità.
Ora, sorbitomi l’intero video della presentazione alla Reggia della Venaria Reale, mi permetto di postare che si è trattato di un vaporoso Fuffa Day. Di Lancia proprio nulla: né della Storia né dello Stile e tanto meno del Design. Solo un’insulsa esposizione, competente solo per gli incompetenti. Invero una puerile melliflua recitazione di filastrocche da “saggio” di fine corso, imbastito per allodole invitate o scelte ad hoc.
Se del tutto perdonabile il dilettantismo degli attori (ne so qualcosa quando toccò a me illustrare la “mia” Y in un video per il lancio a Roma 1995: a bocce ferme però, cioè con la Y; non prima… senza neanche le bocce), per me imperdonabili le “perle” che credono di aver annunciato come il verbo Lancia reincarnato. Semmai incarnito, per uno come me che per lo Stile Lancia si è battuto fino a lasciare Fiat Auto non condividendo le banalità stilistiche tentate d’impormi dall’alto come dogmi (leggasi Lybra). Ma questo è un altro discorso. Vengo alle “perle”.
La prima è lo “scervellamento” per arrivare a definire con una sola parola l’eleganza italiana in cui inquadrabile il marchio Lancia. Risultato: ‘emozione’. Ebbene, non c’è termine più banale e vago per forbitamente definire tutto e niente. Per questo strausato e abusato per pubblicizzare qualunque tipo di prodotto. Ma mai prim’ancora del prodotto! Fa il paio con ‘energia’, tanto cara ai filosofi-imbonitori della comunicazione del benessere spirituale… per vendere corsi di yoga et similia che forse manco praticano, al pari di questi neo promotori di Lancia fantasma che mi sa mai in vita loro ne hanno guidata una. Considerato che ‘emozione’ da sola non indica di che tipo è, come sinonimo di italianità avrei suggerito uno tra: stupore, fascino, straordinarietà, unicità, diversità. Uno solo? Fascino. O – per dirla alla Stellantìs – charme. Perché le Lancia d’antan non sono etichettabili bellezze canoniche, ma charmantes, per la sofisticata bellezza talvolta snob o eccentrica: “Agli antipodi del solito” era lo slogan della “mia” Y.
 

 
La seconda, in realtà tre “perline” in una “cozza”: l’insulsa forma astratta definita PuRa (acronimo di Pure+Radical) con un esteso cerchio a mo’ di ipotetico tetto trasparente, assimilato (quale dotto paravento comunicativo in mancanza di seria giustificazione) a quelli dell’architetto Carlo Scarpa, dimentichi che sono perlopiù… cimiteriali! (Tomba Brion). A molti, me compreso, è invece parso nulla più che un mouse ergonomico ingigantito. Minimalismo? No: banalismo. Ma soprattutto un insulto al serio minimalismo, al fu-Scarpa e alla competenza e sensibilità dei veri Lancisti.
La prima delle tre “perline” è la rivisitazione del logo. Per la verità un giochino già visto. Per me, non solo inutile, ma controproducente. Perché il logo, emblema, stemma o marchio che dir si voglia, è l’elemento principe che certifica l’appartenenza alla Tradizione della Casa. O del Casato, visto che si è richiamata la «nobiltà Lancia». Al che dovrebbe restare invariato nel tempo, fossilizzato come qualunque stemma nobiliare che non prevede araldica evolutiva (se non per apparentamenti… ma di Stellantis nemmeno l’ombra). Invariato, soprattutto per perenne universale leggibilità; poiché un logo, essendo un pitto o ideogramma, lo “leggono” anche gli analfabeti. Il volerlo cambiare per “migliorarlo” o attualizzarlo, non solo svilisce la Tradizione, ma porta alla graduale perdita di immediata riconoscibilità… anche per gli alfabetizzati. Dicesi boomerang comunicativo.
Ma forse è tempo perso parlare del logo (preferisco stemma) immaginato come e dove lo si è sempre visto: davanti e dietro. Perché, se la PuRa Zero è davvero indice di anticipazione (dalla Ypsilon 2024), sul frontale il logo… sparirà! Sostituito da tre lame a «calice di luce» + l’inedita scritta LANCIA. Scritta forzatamente aggiunta alle tre lame “destemmizzate” (e per questo definita «secondo logo») al solo scopo di dichiarare trattarsi di una Lancia… e non una Mercedes capovolta. Lettering sì piacevole, dal font però non «solo e unico» ma variante di quelli con A senza tratto orizzontale (tipo il New kind of English). Sinceramente interessanti invece le tre lame del «calice» quale sintesi minimalista della fu-calandra in linea con le elettriche dai nudi frontali (spero non illuminate come buzzurri camion). Ma, per davvero essere «Progressive Classic», più dignitoso e rispettoso sarebbe continuare a includere lo stemma senza il bisogno di sovrapporre la scritta (o script, che fa più figo) LANCIA. L’accoppiata ‘scritta sopra + logo sotto’, sul frontale lo fanno gli emergenti cinesi proprio in quanto marchi ancora sconosciuti. O Land Rover: ma sin dall’origine, cioé loro stilema. O Jeep: solo la scritta però, perché il logo è la calandra da sempre. Cioè quello che si propone il «calice»… ma dal 2024. Dunque niente classic, ma solo progressive. Per essere ambedue: il «calice» progressista va abbinato al classico stemma e non a una mai prima esistita scritta. Se poi proprio si vuole un accento più progressive: lo stemma portato sul cofano. Così come un accento più classic – nonostante io da sempre contrario al post-modern fotocopiativo – sarebbe resuscitare uno dei vecchi stemmi. Ma integralmente, in quanto simbolo di modelli gloriosi. Non vanagloria anticipata come quello presentato che… mi sa finirà solo sulle fiancate come lo scudo SF (Scuderia Ferrari) su alcune Rosse. A proposito: se gli stessi grafici vengono chiamati a “rinverdire” lo stemma Ferrari… mi aspetto la permanente a criniera e coda del Cavallino, con magari qualche meches o Swarovsky a distinguere modelli o motorizzazioni. Battuta offensiva o troppo caustica? Sì, perché offensivo veder “lucidare” gloriosi stemmi con la “soda caustica”.
La seconda “perlina”, sono i fanali posteriori rotondi presentati come uno stilema ripescato. Orbene, di Lancia del dopoguerra con tali fanali se ne conta una sola: la Stratos. Ovvero niente classic, inteso come tradition o heritage. Né progressive, ma elementary: il cerchio. Assolutamente bellissima la Stratos, ma più sportiva che elegante. Soprattutto non sinonimo di stilemi Lancia o delle Lancia in generale. Neanche la griglia-calandra è tipizzata Lancia. Al che la Stratos – ribadisco bellissima! – avrebbe potuto fregiarsi di qualsiasi Marchio (chiedere a Marcello Gandini se dico una fesseria). Al contrario, i fanali posteriori tondi sono stati e sono tornati uno stilema Ferrari; quanto un tempo comuni e abbondanti su Fiat, Alfa Romeo, Opel, Simca, Corvette, ecc. A Monsieur Ploué mi permetto quindi di consigliarli di ripassare la storia estetica Lancia, prima di sbandierare certi ripescaggi dalla geometria elementare come heritage Lancia o progressive. L’ellisse è il minimal progressive del cerchio. Scoprirà che, al contrario, un punto topico delle Lancia erano fanali ‘en dehor de la banalité’ (in particolare Flaminia, Flavia, Fulvia e poi la “mia” Y). Anzi, inviterei sia lui che il Dott. Napolitano a casa mia a scorrere l’album “Feeling di Marca Lancia” (slides che presentai all’Ing. Cantarella e a tutti i Responsabili del Marchio nel giugno ’92, da poco chiamato a dirigere il neo Centro Stile Lancia) in cui sono evidenziati gli stilemi Lancia per decadi e come reinterpretarli con il metodo che ho definito “Ciclo di Riconoscibilità” per risultare davvero innovativi (e non banalmente copiativi) all’interno della Tradizione. Ovviamente non solo fanali. Anche stilemi interni.
La terza “perlina” è stata l’annunciare con sfrontata certezza (anziché umile speranza) il «Rinascimento Lancia» quale emanazione della “cozza” definita con altrettanta velleitaria arroganza «manifesto Lancia per i prossimi 100 anni». Qui più che fuffa è boria. Ma, tralasciando l’aspetto etico, il Rinascimento è stato così proclamato a seguito delle opere realizzate. Non prima. Ma soprattutto il Rinascimento è stato – e deve essere – un voltar pagina attraverso Nomi nuovi e non ostinarsi a voler resuscitare Marchi defunti con respirazioni bocca-a-bocca o insistere illudendo di risvegliarli da coma irreversibili… in cui da tempo versano i furono-gloriosi Marchi italiani: tutti, nessuno escluso. Facciamocene una ragione Cari Amici Lancisti, Fiattisti, Alfisti, Maseratisti; ma anche Jaguaristi, Citroënisti, ecc.: tutto ha una fine. Onoriamoli e che riposino in pace in eterno. Quelli che credono di risvegliarli li fanno solo rivoltare nella tomba. Invece, sono il primo a sì, desiderare un nuovo Rinascimento del design e del car-design in particolare (italiano o meno), ma foriero di Novità attraverso nuovi Marchi; eventualmente ispirati a filosofie e valori dei mitici. Basta banali rifritture! Ma bisogna volerlo, metterci la faccia e ancor prima… esserne capaci.
Concludendo il Lancia Design Day… after, per me sprezzante il filo che ha inanellato dette “perle”: la presentazione a senso unico fatta di autodomande e autoincensanti autorisposte, sinonimi di celata paura di vere domande a seguire. Ovvero ennesima arrogante presunzione a sottintendere: ‘vi abbiamo lasciati a bocca aperta’… ben guardandosi dall’aggiungere: ‘ vero?’. Insomma: sotto il vestito niente. Sopra solo… PuRa fuffa 100%.
Sia chiaro: questo mio impietoso pistolotto, non vuole irridere né pontificare, ma stigmatizzare che una seria e rispettosa comunicazione di qualsivoglia nuovo prodotto va suggellata da concretezza. Ovvero in presenza del prodotto finito e non anticipando un facsimile di embrione di cui non si riesce ancora a intravvedere il sesso garantendo che sarà Miss o Mister Universo, con la tipica spavalderia degli omuncoli del marketing & communication e del design a parole, che insieme si credono pifferai magici, dimentichi che non tutti siamo pifferi topi facilmente abbindolabili. Dunque, che il prossimo Day (Lancia, Alfa, Fiat, Maserati che sia) ammetta… non solo la claque.

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