LanciaGarage: la seconda puntata

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RadiograFIAT: Marchionne tra sogno e propaganda.

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  Nello studio presentato dal sindacato FIOM sugli stabilimenti italiani si scopre che il 46 per cento delle auto del gruppo comprate in Italia sono prodotte all’estero. L’ambizione della “piena occupazione” promessa da Marchionne per il 2018 diventa sempre più…

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  • Affascinato dal nostro entusiasmo, il Dr. Ghiara acconsentì a una prova su strada, che seppur breve confermò in toto le tanto decantate doti dell’Aurelia. Appena alla guida, sei attratto dai due grandi strumenti in bella mostra davanti a te, insieme a tachimetri e orologi vari, termometri, mentre le dita istintivamente già accarezzano il bel volante in legno a tre razze. Subentrano poi le sensazioni olfattive di olio, benzina, gomma, cuoio, panno, tutto d’annata. All’avvio, il canto acuto e vibrante del sei cilindri ti cattura completamente come il melomane di razza, mentre man mano procedi lentamente lungo le strade limitrofe . Ora puoi apprezzare la dolcezza dello sterzo, la rapidità delle cambiate, d’obbligo la doppietta, la tenuta di strada dell’epoca , sempre sicura che non ti tradisce mai. Ma per la frenata, meglio un gran pestone, sai, allora la progressione non esisteva. La guida a destra della B20GT abitua a fare la barba alla pietra miliare della tua corsia , mentre i veicoli che incroci ti appaiono alla parte opposta lontanissimi. Più attenzione perciò va prestata nei sorpassi, prima è meglio guardare molto attentamente. Il tutto racchiuso in quel corpo filante e attraente che le dona l’aspetto da vera gran turismo, la gran dama ammirata da tutti. Scolpito a mano da Pinin , il maestro Battista degli stabilimenti Farina di Torino, ribattezzati poi Pininfarina.

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  • Il grande sogno di papà in fatto d’auto era la Lancia Aurelia B20 GT. Da tempo ne parlava con
    grande ammirazione, da quando la vide la prima volta alla Prealpina dei Fratelli Legrenzi a Milano, nostri primi fornitori di stoffe, per la linea slanciata, lo stile raffinato, le finiture di pregio e il carattere femminile discreto da gran signora, in contrasto con quello più maschio ma spigoloso dell’Alfa Romeo. Dopo vari tentativi , papà riuscì perfino ad impossessarsi della scheda tecnica dell’ultima B20, la sesta serie con i deflettori ai finestrini. E così nei viaggi casa-bottega, andata e ritorno , mi chiedeva spesso di leggerne i dati, una , due e più volte, ancora e ancora , ad alta voce. Non solo, ma di tanto in tanto mi poneva dei quesiti: qual’é la disposizione delle valvole e dell’albero a camme, del gruppo cambio e differenziale che contrariamente alle altre vetture, sull’Aurelia erano poste al retrotreno . E soprattutto riguardo ai freni davanti e dietro . Allora nota dolente delle auto in circolazione. Sì, erano a tamburo, seppure a doppia ganascia, perché quelli a disco all’epoca erano riservati alle auto da corsa.
    Primavera del ‘59 : il gran passo! Visita alla filiale Lancia di Genova per un ventilato possibile acquisto. Non osavo crederci. All’entrata la vidi anch’io, in piena luce , al centro del salone in posizione da prima donna : il puro stile italiano, la linea rastremata e seducente, gli interni lussuosi con selleria in panno di lana grigio chiaro e il cambio al volante, tutto luccicante. Visione mozzafiato, da restare senza parole, fu amore a prima vista. Sarà mai ricambiato ?? Chissà.

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