Dietro le quinte della collezione Lancia.

Raffaele Terlizzi è stato per dieci anni il Responsabile della Collezione Lancia a Torino. La Collezione conserva i pezzi pregiati della produzione automobilistica Lancia dal 1906 agli anni ’90, ed è quanto era conservato nel Museo della Casa Automobilista di Via Caraglio chiuso, e mai riaperto, nel 2007.

Terlizzi attraverso il suo racconto ci accompagna per mano attraverso ricordi, fatti ed emozioni di una storia che descrive l’innovazione di questo marchio anche attraverso i restauri dei numerosi modelli della Collezione Lancia. Un racconto emozionante fatto da un uomo che non nasconde la sua passione e attaccamento al lavoro, oggi sempre più merce rara in un paese in cui la volgarità e la sciatteria sono diventati ingredienti di successo. Un racconto da seguire interamente perché, come in tutte le storie che si rispettino, non mancano spunti di riflessione e ispirazione anche per i più giovani.

L’esperienza e la professionalità acquisita con il lavoro non sono mai state un dono divino, ed è per questo che di fronte a storie come quella di Raffaele Terlizzi è importante soffermarsi, anche solo un attimo, per ricordarci quanto “la vecchia scuola” abbia ancora tanto da insegnare a noi giovani (appassionati di motori e non). Una vita “spesa” in FIAT, un’azienda che sicuramente a lui ha dato molto, non fosse altro perchè l’ha accompagnato per tutta la sua carriera lavorativa arrivando ad assegnarli la responsabilità di gestire, custodire e tutelare il patrimonio storico dei veicoli delle collezioni FIAT e Lancia e dal 2016 anche di Alfa Romeo.

Subito dopo il suo pensionamento non ha certo smesso di occuparsi di motori, ha collaborato con noi di SaveLancia per mantenere viva la storia di questo marchio.

Raffaele, allora facciamo un passo indietro, quando sei entrato in FIAT?
Nel 1978, e subito dopo il servizio militare ho ricevuto la proposta che aspettavo più di tutte: guidare automobili. Per me è stato un sogno realizzato in quanto sin da bambino sognavo di stare sulle auto, e sono andato avanti così studiando tutto quello che ruotava intorno ai motori; come sono costruite le auto stando nelle officine e sporcandomi le mani. Ero un “bambino” curioso.
Con il passare degli anni, quindi sono diventato collaudatore e poi dopo parecchi anni, nel 2007, ho ricevuto la proposta di seguire le vetture del Centro Storico FIAT. Successivamente dopo la chiusura del Museo Lancia a Borgo San Paolo mi fu affidata anche la gestione della Collezione Lancia insieme a quella FIAT di cui già mi occupavo.

Nel 2007 in che situazione hai trovato la Collezione Lancia?
Le vetture erano in condizione buone ma erano sostanzialmente statiche, nel senso che non era possibile l’utilizzo delle stesse in movimento. Potevano muoversi solo 4 o 5 modelli, utilizzati già all’epoca negli eventi (MilleMiglia) o  nei concorsi d’eleganza.
A me non piacciono le vetture statiche, e mi sono messo subito al lavoro per riportarle in movimento, appoggiato anche dal management dell’epoca. Ieri, come oggi, penso sia fondamentale tenere in vita questi modelli, esporli su riviste e farli conoscere al pubblico in eventi.
Ho avuto la fiducia necessaria e abbiamo iniziato i restauri con le Aurelia, la Fiat Mefistofele (all’epoca la vettura più veloce del mondo) e via di seguito. I restauri avvenivano in parallelo sia per Lancia che i modelli FIAT.
Mi hanno dato fiducia e ad oggi vantiamo il risultato importante di avere il 70% dei modelli della collezione (Lancia e FIAT) 200 pezzi, in condizione di movimento.

Cosa vuol dire, in poche parole, gestire una collezione di auto storiche?
Dal lato amministrativo mi occupavo di tutte le questioni burocratiche della Collezione, in primis le tasse di circolazioni le assicurazioni, le pratiche logistiche durante gli spostamenti e poi ovviamente pianificare le manutenzioni, i capitolati tecnici e contatti con i fornitori. Ora per non annoiarvi ho fatto il discorso breve, ma vorrei sottolineare la complessità di queste operazioni su veicoli di questo tipo.
Per la parte tecnica, seguire i restauri con i fornitori dando loro una guida dei lavori da compiere o dei pezzi da sostituire. Le nostre auto vanno messe poi in moto tutti i giorni secondo un programma di turnazioni gestito dal sottoscritto affinché le stesse possano girare per non deteriorarsi.
Le auto devono muoversi altrimenti vengon fuori problemi. Ricordatevelo bene.

In un percorso di 10 anni nella collezione di auto storiche dell’ex FCA (oggi  Stellantis) qual’è la tua soddisfazione principale?
Ah…sicuramente aver messo in movimento automobili ferme da oltre 50 anni a cui nessuno pensava più per diversi motivi: auto difficili da usare, da guidare. Lavori difficili come per le Lancia D50 e D25 e tante altre.

Negli anni è cambiata l’attenzione del gruppo nei confronti delle auto storiche della collezione?
Assolutamente si. Oggi, certo, la situazione è cambiata perché c’è una divisione specifica che si occupa delle auto storiche (Heritage ndr) e quindi è un discorso più complesso, ma è importante questo senso di “apertura” che si vuole costruire intorno a queste auto d’epoca, esponendole e portandole in giro tra la gente.

Ormai da qualche anno in pensione come ripensi a quell’esperienza. Ti manca?
Certamente, come avrete ben capito ho lavorato con passione e spero che tutto il lavoro fatto sino a questo punto non venga disperso. Sembra strano dirlo ma il nostro lavoro è una guerra contro il tempo che consuma e porta via tutto. Immaginare cosa ci sia dietro un restauro è veramente difficile: una mia grande soddisfazione è stata quella di riportare, dopo un lungo restauro, una Lancia LC2 nella Collezione;  ho seguito i lavori dall’inizio sino al collaudo in pista da me effettuato. Sembra banale ma per fare questo lavoro devi, tra l’altro, saper guidare le automobili, dai modelli dei primi del novecento sino a quelle sportive degli anni novanta. So benissimo però che i tempi cambiano e con essi le metodologie di lavoro. So bene che è molto più semplice allargare all’esterno, la gestione dei lavori, coinvolgendo fornitori. Ma il punto è che c’è bisogno di qualcuno nell’azienda che dia le direttive di restauro e di come debbano essere fatti certi lavori, ci vuole. Oggi, anche in una grande officina è difficile trovare chi abbia la voglia di perdere ore e ore di lavoro per ricostruire un pezzo esattamente com’era. E’ difficile metterci la cura necessaria perché ovviamente devono lavorare in fretta per ragioni economiche ovvero per spendere di meno. Io non ho mai dato libertà totale ai fornitori, la mia voce si faceva sentire. Ogni auto ha una sua metodologia di intervento che non può certo sposarsi con la logica di interventi veloci a spesa ridotta.
Questo saper fare rimane nella testa di chi lo possiede.

In fine, hai qualche rammarico?

Sinceramente, mi dispiacerebbe tantissimo disperdere i risultati raggiunti con il rischio queste bellissime auto finiscano solo per essere figure statiche, credetemi farebbe male.

I ragazzi dei Rally

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